È legge la Class action che non piace ai consumatori (e che forse slitta ancora)
Approvata al Senato senza retroattività. Ma per le associazioni queste norme sono un bluff.
Il Senato ha approvato la Class action che non piace ai consumatori. E c'è pure un'aggravante, perché potrebbe slittare ancora la partenza già rinviata la prima volta, da questo stesso governo, a giugno 2008. E poi nuovamente fatta slittare a gennaio 2009 e, successivamente, al 1° luglio. Data difficile da rispettare anche questa, perché il provvedimento deve ora essere approvato dalla Camera ed è arduo pensare che ciò avvenga in tempo.
La class action entrerà nell'ordinamento italiano ma non avrà valore retroattivo. Così ha deciso l'aula del Senato approvando un emendamento di Alberto Balboni (Pdl), rendendo possibile l'azione collettiva solo dopo l'entrata in vigore della legge e non per tutti i casi antecedenti.
Zanda (Pd): gravissimo errore a spese dei consumatori
“Il centrodestra ha mandato in soffitta casi come Cirio, Parmalat, Giacomelli”: così Luigi Zanda, vicecapogruppo dei senatori del Pd, spiega cosa significa aver eliminato la retrattività nella class action. E ricorda come con l'azione collettiva di risarcimento “non si introduce nessun reato nuovo e nessuna nuova aggravante, si offre soltanto ai cittadini, ai consumatori e ai risparmiatori una possibilità di difesa migliore dei propri interessi”.
Zanda rimprovera al centrodestra di aver previsto degli “ammorbidimenti sul piano dei contenuti, con le proroghe concesse”, e si chiede chi trarrà beneficio da tale decisione. “L’eliminazione della retroattività è un gravissimo errore”, accusa Zanda, “perchè così si impedisce ad un istituto di civiltà giuridica di entrare rapidamente nel nostro Paese”.
Rienzi (Codacons): a questo punto rinunciamo alla class action
“A questo punto i consumatori preferiscono rinunciare alla class action”. Parole dal sapore molto amaro, quelle pronunciate da Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che così commenta lo stop del Senato alla retroattività dell'azione collettiva. Dopo la decisione di Palazzo Madama, afferma Rienzi, “invitiamo il Parlamento a cancellare del tutto il disegno di legge. Dal canto nostro – conclude - proseguiremo a intentare migliaia di cause individuali contro le imprese, e tanto peggio per loro che saranno costrette a sostenere costi ben più elevati rispetto alle cause collettive”.
Le associazioni dei consumatori: non è solo per la retroattività
Le associazioni dei consumatori, che da tempo chiedono una modifica al testo della class action, non hanno dubbi: la class action - com'è concepita ora - “sarà un bluff”. Tanto da minacciare un ricorso alla consulta, e non solo per la mancata retroattività.
“Il problema della class action non è solo questo": spiegava infatti Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum, aprendo la conferenza che le associazioni dei consumatori hanno organizzato lunedì a Roma, chiedendo sostanziali modifiche al testo. Se è vero che eliminare la retroattività significa ricorrere ad azioni legali solo dopo l'entrata in vigore della legge, rinunciando agli interventi su casi eclatanti come Cirio, Parmalat, e bond argentini; è altrettanto vero che, se il testo resterà immutato, i consumatori non andranno lontano, neanche in futuro.
Danno punitivo: penalizzati i consumatori
Landi non ha dubbi: “fossilizzarsi sulla retroattività, naturalmente importante, può essere fuorviante”. Perché il risultato di una class action come attualmente concepita - spiegano negli interventi anche Cittadinanzattiva e l'Unione nazionale consumatori - porterà ad una paralisi dei tribunali, procedure complesse e onerose per i singoli consumatori, rendendo inutile di fatto l'azione collettiva. In altre parole, un bluff. Per questo le associazioni chiedono al Parlamento alcune modifiche sostanziali, a partire dall'eliminazione del “danno punitivo”.
Un “regalo” alle grandi aziende
Immaginiamo, infatti, che un gruppo di consumatori intraprendano un'azione collettiva contro una grande azienda. In caso di motivazioni ritenute illegittime, gli interessati non solo dovranno sostenere le spese giudiziarie, ma anche quelle derivate, appunto, dal “danno punitivo” apportato alla controparte. In caso contrario? Qui arriva il bello: in caso di vittoria dei consumatori, a questi spetta solo l'eventuale risarcimento, nessun ulteriore “danno”, appunto.
Il significato di tutto questo? Landi non usa certo giri di parole: “Si favorisce la parte forte, le aziende, contro quella più debole, i consumatori, realizzando un grande regalo a Confindustria. E non si capisce perchè penalizzare solo uno dei due, in una soluzione quindi, che solleva dubbi di costituzionalità", denuncia il segretario generale Adiconsum.
Come si annulla il danno della Lehman
L'interesse identico, poi, è un altro dei tasti dolenti. Perché le due parole, insieme, non significano nulla di buono. Pensiamo ai bond argentini, o al più recente caso Lehmam Brothers: avere identici interessi, significa, tra le altre cose, presentare identiche richieste di risarcimento. Possibile? Secondo Cristiano Iurilli, responsabile del settore giuridico Adiconsum, no. “Ogni consumatore avrà un'esigenza diversa, perché ha sottoscritto le obbligazioni in tempi diversi, investito una somma diversa. Il signor Bianchi, quindi, vorrà 10mila euro, la signora Rossi 20mila, e così via”.
La soluzione? “Sostituire il termine 'identico' con 'omogeneo' renderebbe la strada sicuramente più praticabile”.
Le associazioni, centrali come nell'Ue
Non è una novità, poi, che le associazioni dei consumatori chiedano un ruolo centrale nella class action. Interesse di bottega? Così non la pensa l'Unione europea, che sta preparando una class action transfrontaliera, ossia capace di varcare i confini nazionali, in cui le associazioni dei consumatori hanno un ruolo legittimato e riconosciuto.
“Non fosse altro che per adeguare la normativa italiana con quella europea, quest'aspetto andrebbe rivisto”, spiega Paolo Landi. Sostenuto da Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori: “La tutela collettiva rimessa all'iniziativa del singolo danneggiato è paradossale. Non si capisce perché un singolo cittadino debba avviare, da solo, una lunga e costosa causa per difendere i 5 euro del credito residuo, o i 20 euro di una bolletta sbagliata. Per di più con il rischio di incorrere in un “danno punitivo”, in caso di errore.
Procedure semplificate e maggiore serietà
“C'è anche il rischio di una paralisi dei tribunali”, incalza il responsabile del settore giuridico Adiconsum. “Già immagino le file di consumatori per consegnare i fascicoli in tribunale. Senza contare che il singolo può sbagliare la documentazione e, in questo caso, restare fuori dalla causa”.
Le associazioni, quindi, chiedono di semplificare l'adesione dei consumatori all'azione collettiva: “La normativa, così come è attualmente formulata, porterebbe alla paralisi dei tribunali, dovendo i consumatori interessati depositare in cancelleria la documentazione probatoria”.
Liliana Ciccarelli, di Cittadinanzattiva, chiede “maggiore serietà” perché la “la class action merita attenzione. Non solo come strumento con delle potenzialità specifiche, ma come strumento deterrente nei confronti delle aziende”.
Altroconsumo: il Senato non passi la finta riforma
Non resta in silenzio neanche Altroconsumo, che in un comunicato di pochi giorni fa chiariva tutto il suo dissenso sull’ultima versione del testo.
“Era stato uno dei pochi lasciti del Governo Prodi, a fine 2007. La concreta possibilità per i cittadini di vedere responsabilizzate le imprese, con una legge che avrebbe modernizzato il Paese”, sostiene l’associazione. “Ma per ben due volte il disegno di legge è stato rinviato dal Governo Berlusconi, sino ad annacquarsi nella versione arrivata al Senato. Versione che prevede addirittura il danno punitivo al contrario: nella legge nordamericana è previsto per le imprese ritenute responsabili di illeciti collettivi. In Italia lo si vuole accollare ai consumatori. Golia vince su Davide.
Altroconsumo elenca tutte le azioni che i consumatori, con l’attuale class action, non potranno intraprendere: “Gli utenti che hanno ricevuto negli ultimi anni le bollette gonfiate di Telecom Italia; tutti coloro che illegittimamente non hanno potuto esercitare la surroga gratuita del mutuo a causa delle pratiche commerciali scorrette delle banche; e la class action non sarà utilizzabile nemmeno per gli oltre 4000 risparmiatori coinvolti nella vicenda Parmalat che si sono rivolti all’associazione”.
Ultimo aggiornamento: 14/05/09